riforma catasto

Riforma catasto. I valori non cambieranno, anzi sì…

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Riforma catasto. I valori non cambieranno, anzi sì…

Il giorno 04.03.2022 la commissione Finanze della Camera ha respinto l’emendamento del centrodestra che voleva cancellare l’articolo 6 della delega fiscale e quindi lo stop alla revisione del catasto con la nuova mappatura dal 2026, aggiornando i valori di mercato degli immobili. La votazione è finita con un solo voto di scarto, 23 a 22, con Lega, Forza Italia e Fdi che hanno votato insieme per abrogare la riforma, spaccando quindi la maggioranza di governo.

Pd e 5S protestano, danno degli irresponsabili al centro destra, ma più del teatrino di (finte) polemiche e (inutili) dichiarazioni, quello che più è importante è sentire ciò che dice la capogruppo dei 5stelle: “Sul mancato accordo in merito alla riforma del catasto, trovo irrispettoso e strumentale l’atteggiamento di Lega e soprattutto di Forza Italia, i cui ministri avevano espresso voto favorevole in Consiglio dei ministri.“ Se questo fosse vero allora cosa succede all’interno degli stessi partiti? Double face, una per far contento Draghi ed una per far contenti gli italiani. Questo sarebbe tipico dei nostri politici, e non solo loro. Ma andiamo avanti e sentiamo come prosegue. “Nel pieno delle trattative, con il M5S che si era dichiarato disponibile a una mediazione, le dichiarazioni fuori luogo del capogruppo forzista rappresentano una mancanza di rispetto, anche istituzionale, oltre che una mistificazione della realtà, in quanto è scritto a chiare lettere che non vi sarà alcuna conseguenza nell’imposizione immobiliare”. Martinciglio (la capogruppo dei 5Stelle) si riferisce alle affermazioni di Antonio Martino, capogruppo forzista in commissione Finanze, che si era detto “rammaricato” per non aver potuto disporre di più tempo per cercare di arrivare a una mediazione.

Vi prego di ricordare queste parole, perchè tra un po’ di tempo – non molto – andremo a risentirle ed a confrontarle con la realtà.

Intanto, leggendo la bozza che dovrebbe essere votata entro questa settimana si possono già scorgere alcune cose che sono in “leggero” contrasto con quanto affermato in precedenza. Altro che nessuna conseguenza. La riforma del catasto rischia di colpire i proprietari di immobili, compresi quelli in possesso solo dell’abitazione principale. Possibili aumenti anche dell’imposta di successione qualora le nuove rendite determinino il superamento delle franchigie previste dall’attuale normativa. In più l’utilizzo dei meccanismi di adeguamento periodico.

Come previsto nell’articolo 6 della delega fiscale, oltre alla rendita catastale determinata secondo la normativa vigente, a ciascuna unità immobiliare sarà attribuito anche un valore patrimoniale ed una rendita attualizzata ai valori di mercato. Sia il valore patrimoniale sia la nuova rendita “di mercato” saranno periodicamente adeguati utilizzando meccanismi attualmente non specificati.

Dal 2026, data in cui l’aggiornamento dovrebbe diventare effettivo, la rendita di mercato potrebbe essere utilizzata come nuova base imponibile per la quantificazione dell’Imu, quindi dal punto di vista dell’imposizione diretta di tipo patrimoniale, con un correlato possibile aumento dell’imposte da versare. Sempre dal punto di vista delle imposte “dirette”, l’applicazione della rendita eventualmente maggiorata “di mercato” incrementerebbe anche l’Irpef dovuta sugli immobili non locati presenti nello stesso comune in cui si trova l’abitazione principale del proprietario. Aumenti in vista anche per le imposte “indirette”, sia quelle dovute in caso di acquisto (leggasi imposta di registro) sia quelle applicate in caso di successione ereditaria.

Purtroppo non è finita qui. Anche il risultato dell’Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente) utilizzato per ottenere le principali agevolazioni fiscali, da ultima l’assegno unico per i figli a carico, potrebbe subire delle spiacevoli variazioni poichè per il calcolo dell’isee infatti si considerano anche gli immobili di proprietà, abitazione principale compresa, e per la quantificazione del valore degli stessi si utilizza la base imponibile dell’Imu. Se questa base aumenta, anche l’ISEE potrebbe avere un risultato che non consentirebbe più di godere di agevolazioni, o di goderne in forma ridotta.

Ancora una chicca. L’adeguamento periodico, indicato nella delega fiscale, dei valori patrimoniali e delle rendite, effettuato sulla base di meccanismi attualmente non noti, rende il gettito non certo, quantificabile e soprattutto strutturabile sulla base delle esigenze o propositi del legislatore di turno.

Questo di fatto è un ulteriore rischio per i proprietari che posso vedere l’imposizione incrementata da un anno all’altro (non crederete mai che le rendite potranno diminuire, vero?) e rappresenta un freno per il mercato non potendo gli acquirenti conoscere l’effettivo costo di “gestione” un un’unità immobiliare.

Giuliano Vendrame
Si Systems Trieste

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