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Servono soldi (tutti e subito), andiamo a chiederli a chi non li ha

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Servono soldi (tutti e subito), andiamo a chiederli a chi non li ha

Cercasi 2,4 miliardi di euro (sono quelli dovuti da coloro che sono decaduti dalla pace fiscale). Quasi mezzo milione i contribuenti interessanti. Secondo i dati forniti dal sottosegretario al ministero dell’economia, Maria Cecilia Guerra, il 43% dei contribuenti non è riuscito a saldare il proprio debito. Notificate in tempi record dall’Agenzia delle Entrate Riscossione le prime intimazioni con la richiesta di pagamento del debito residuo entro 5 giorni. Infatti l’agenzia delle entrate riscossione ha già ricalcolato il debito residuo, ricaricato le sanzioni e gli altri oneri stralciati per effetto delle sanatorie e notificato agli interessati la richiesta di pagamento. Decorsi i quali scatteranno immediatamente le procedure esecutive e cautelari come fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti. Non c’è alternativa al pagamento in quanto, per espressa previsione normativa di cui articolo 3 comma 14 lettera b) del dl 119/2018, in caso di decadenza dai piani non è possibile procedere con la rateizzazione del debito residuo ai sensi dell’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

Almeno questo sino a che non apriranno nuovamente le porte ad una nuova rateazione, perchè è molto probabile che lo faranno. Ovviamente in parlamento si sta cercando una soluzione, l’ipotesi più accreditata sembra essere quella di una riapertura dei termini da inserire con un emendamento al decreto legge Sostegni ter, ma al ministero dell’economia sembrano contrari, non si vuole andare ad un ulteriore sfondamento di bilancio, inoltre molti nel governo tendono a fare l’equazione rottamazione uguale sanatoria uguale condono. C’è quindi anche una pregiudiziale ideologica da superare. Può accadere anche che le intimazione presentino anche carichi non oggetto di definizione agevolata. Per queste è comunque possibile richiedere la dilazione ordinaria a 72 rate, oppure quella straordinaria a 120 rate (avendone i requisiti). Si parla di crediti vecchi, anche di più di cinque anni che l’emergenza sanitaria ha bloccato ma che tristemente emergono in modo drammatico. È curioso (eufemismo) il pugno duro dell’Agenzia delle entrate che chiede un pagamento immediato. Io una domanda me la farei: ma perchè vogliono mettere in ginocchio le piccole medie attività? Credo di avere la risposta ma vi  lascio riflettere…

In mancanza di una soluzione normativa (che se adottata non farà altro che spostare in avanti il problema – si può pensare che in momenti di crisi sempre più nera saranno in molti che riusciranno a pagare ciò che sino ad oggi non è riuscito a pagare? Ecco che la mia risposta mi si rafforza), gli strumenti disponibili per le aziende in difficoltà non sono molti, anzi si riducono sostanzialmente a composizione negoziata e concordato preventivo. La prima ha l’inconveniente di una maggior complessità e della relativa novità della procedura che probabilmente non è ancora stata assimilata da tutti gli operatori coinvolti. La seconda ha il vantaggio di aprire le porte alla transazione fiscale: infatti l’art. 20 del codice della crisi d’impresa ha introdotto la possibilità di richiedere la transazione fiscale senza la necessità del voto della l’agenzia delle entrate. Quindi le imprese potrebbero chiedere e ottenere forti sconti sul proprio debito nei confronti del fisco e l’Agenzia delle entrate non potrebbe opporsi (a certe condizioni, ovviamente).

Infatti, di transazioni fiscali se ne stanno già facendo parecchie e ci sono già due corti d’appello (Genova e Lecce) che hanno dato ragione ai contribuenti e torto alle Entrate che si erano opposte alla decisione dei tribunali che avevano omologato le proposte. Secondo me ci potrebbe – purtroppo – essere una terza soluzione, diversa dalla composizione e dal concordato, ossia il fallimento. A me sembra difficile immaginare che 300/400 o ancche mezzo milione di imprese riescano ad intraprendere un simile percorso. Una soluzione normativa sembra quindi inevitabile, se non si vuole DELIBERATAMENTE mandare a catafascio il paese, oppure intasare i tribunali. Infatti la decadenza dalla rottamazione-ter rischia di diventare la miccia d’innesco che farà esplodere i fallimenti. E il peggio è che la bomba è innescata proprio dall’Agente della riscossione (l’agenzia è solo il killer, chiediamoci chi possa essere il mandante). Il debito infatti è tornato ai valori nominali, aumentati di sanzioni e interessi.

Ottenere le misure cautelari con la Cnc non è però così semplice, in quanto la domanda di nomina dell’esperto e la istanza da presentare al tribunale per la conferma delle misure cautelari richiedono la predisposizione di documentazione specifica che necessita di tempo per la redazione e per ottenerla. Se poi si considera che tra la documentazione da allegare vi sono alcune certificazioni rilasciate proprio dall’Agenzia delle entrate e che questa si riserva 45 giorni per consegnarle, ecco che si comprende che chiedere le misure protettive della Cnc per proteggersi dalle azioni del fisco può risultare inadeguato. Le misure protettive della Cnc posso richiedere, infatti, sino a 50 giorni per essere operative (si veda tabella).

Se a questo si aggiunge la stretta di controllo che i tribunali stanno applicando per la conferma delle misure protettive (ex art.7 Cnc), si arriva all’evidenza che per rischiare di perdere tempo e non ottenere i benefici che la Cnc dovrebbe apportare per la tutela della continuità aziendale, gli imprenditori hanno come possibile e sensata soluzione il concordato preventivo con riserva (Cpr), ex art. 161, co. 6, lf., che con un’istanza assai più snella e, nel giro di 24 ore dal deposito in cancelleria del ricorso, che permette di ottenere il divieto di iscrivere pignoramenti e iniziare o proseguire azioni esecutive. L’istanza di Cpr, infatti, una volta depositata deve essere iscritta a cura del cancelliere nelle 24 ore successive nel registro delle imprese e da quel momento produce gli effetti automatici ex art. 168 lf. Effetti che valgono sempre anche per l’Agenzia delle entrate e della riscossione. Con il Cpr c’è poi la possibilità di chiedere la omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti anziché proseguire con il concordato preventivo pieno (ex art. 160 lf) e in entrambi i casi è possibile proporre la transazione contributiva e dei debiti erariali (art. 182 ter lf), che permette lo stralcio sino alla misura non inferiore a quanto il fisco e gli enti previdenziali otterrebbero nell’alternativo fallimento.

Giuliano Vendrame
Si Systems Trieste

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